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Moto Perpetuo

Lorena. 25. Roma.

Un grazie speciale va all’ascensore che ha deciso di rompersi nel giorno in cui sono stata due ore a danza e ho messo i tacchi.

Lui mi ha cambiato la giornata e non lo sa. Sa solo che sono corsa in giardino tante volte solo per carezzarlo.

Carezzare un micio, vedere che cerca la tua mano per le coccole, sentirlo fare le fusa. È una delle cose al mondo che mi manca di più.

A tutti coloro che tradiscono la fiducia altrui, è inutile che rompete le palle con cose gnignigni, pucci pucci et similia, ormai ve la siete giocata e l’avete miseramente perduta. Stop.

Before and after.
Il tutto ripetuto più volte. Perché invertito l’ordine degli addendi il risultato non cambia.
Cara birra al miele, ci siamo amate molto, però la prossima volta evita di farmi perdere le due fedine della mano destra dentro la macchina del Biondo, di barcollare e di dire che invece vado dritta, di mettere i tacchi, di perdermi in sproloqui sulla tabellina dell’otto, di andare a mezzanotte e mezza al Burger King a prendere le Satisfries e, soprattutto, di ridere come una scema al nome Satisfries.
Mi sono sentita diciassettenne. Solo con otto anni in più.

Ma anche no

Leggo e vedo certe cose che mi fanno piangere sangue e mi fanno chiedere ripetutamente “perché?”. Io lo capisco che sono tempi duri, ma a tutto c’è un limite. Leggo di case editrici interessate a lavori di persone che non sanno coniugare un congiuntivo nemmeno a pagarle e che non azzeccano i participi e i passati remoti, persone che la punteggiatura. La. Mettono. A. Cazzo, scritti di una banalità allucinante con concetti detti e ridetti in tutte le salse, roba al livello di sole-cuore-amore, un miscuglio tra Moccia, Volo e molti altri. Ci lamentiamo del fatto che i giovani d’oggi sono capre e non sanno l’italiano, però nel frattempo pubblichiamo questi libri, uccidiamo alberi per cose che fanno accapponare la pelle.
La morte della letteratura è vicina. Continuo a piangere sangue.

"Non prego nemmeno Dio in chiesa, cosa ti fa pensare che verrò a pregare te?"

x cose x

C’è un girone all’inferno per tutti coloro che si fanno le macchine di grossa cilindrata e poi occupano la carreggiata procedendo alla velocità di una lumaca.

Qualcuno oggi mi deve aver protetta quando i pensieri erano così tanti da offuscarmi la mente e la vista sino al punto di farmi quasi investire da una macchina. Ho sorriso, all’inizio, per sdrammatizzare, poi mi sono rifugiata nella mia auto e ho pianto, lì per lì credevo per lo spavento, ma poi ho capito che erano i nodi di questi mesi che si scioglievano, di tante parole che erano state taciute e che improvvisamente hanno trovato il loro sfogo. Ho visto la mia vita da fuori così come volevo, e allora ho capito quello che voglio, e ho parlato. Chissà, però, se sono stata capita.

E allora quando la macchina si è guastata ho detto a mamma “ma io non me ero accorta, aveva funzionato bene sino a quel momento!”. Lei mi ha guardata con dolcezza e mi ha risposto “è così che accade. Le cose si rompono così, all’improvviso, sempre”.

Oggi ho aiutato Flavia a ripetere la Prima Guerra Mondiale. La ricordo ancora come se l’avessi studiata ieri, e ricordo come invece all’esame di maturità dopo aver asserito che Francesco Ferdinando fu ucciso da uno studente serbo mi bloccai come se avessi rimosso dalle mie conoscenze tutto, persino la lingua italiana. E mentre prima le spiegavo le varie fazioni e come si sono evoluti i fatti con una competenza che avrei voluto avere anni fa, pensavo che mi sarebbe piaciuto poter viaggiare nel tempo. Un pensiero che mi ossessiona da un po’, tornare indietro per rifare la maturità ed eccellere, per trattenere persone che hanno lasciato delle voragini, per poter risentire il tocco delle persone che non ci sono più. E per impedire che certi eventi prendano la piega che oggi hanno. Vorrei poter tornare indietro per poter rifare da capo tante cose, mutare il loro percorso, impedirmi di arrivare ad oggi ed avere in bocca solo il verbo “odiare”; io odio, io odio, e l’ho ripetuto così tante volte che ora quasi ci credo. Ma la macchina del tempo non ce l’ho e in fin dei conti rifare tutto da capo con la conoscenza del futuro è la scelta codarda, quella più facile. E a me alla fine è sempre piaciuto aggiustare le cose rotte e danneggiate per donar loro una nuova vita. Dovrò prendere gli attrezzi e rimettere a posto le cose.

x ciao x

Per quanto mi sforzi di restare, è come se sentissi il bisogno di staccarmi dalla mia stessa vita. Va tutto bene ma allo stesso tempo tutto va male, ho bisogno di cose che non ho paura di chiedere, ma non so quanto gli altri siano disposti a darmele. Probabilmente pretendo troppo e subito, ma non mi sento apprezzata, le mie parole non hanno più importanza nemmeno per me. Sono giorni che rimugino su decisioni che non voglio prendere perché so anche che tutto ciò è solo un enorme, gigantesco capriccio di una ragazza che in realtà non si accontenta mai. Ho tanto ma voglio di più. La verità è che non voglio accontentarmi, non voglio pensare che non è mai abbastanza, voglio svegliarmi la mattina e sentirmi soddisfatta, compresa, importante, voglio seriamente sentirmi così. E ultimamente non va, non va proprio. Ho bisogno di uscire dalla mia stessa vita per rendermi conto che in realtà ho tanto, che qualcuno disposto ad apprezzarmi e capirmi esiste ancora, voglio smettere di essere sempre la solita scema. Voglio sentirmi importante.
Devo uscire dalla mia vita per un po’, però poi torno. Forse.

Una volta qualcuno mi disse che l’amore è tutto, che basta quello per mandare avanti le cose. Inorridii in modo visibile, questi falsi ideali romantici non sono da me, risposi quasi scocciata, perché se veramente bastasse l’amore molte cose nell’intero universo andrebbero diversamente, molte persone sarebbero più felici. Lui ha risposto che non sempre l’amore rende felici, e ho annuito, ero d’accordo, ma poi ho aggiunto che di base l’amore è la cosa che più fa male in assoluto, per essere felici c’è bisogno di molto altro, di tanti contorni che non sempre ci sono, sono quelli insieme all’amore a fare la vera felicità, per questo inorridivo all’idea che bastasse solo l’amore, l’idea era triste, e lui ha provato a rispondere nuovamente, ma la bocca gli si è richiusa perché non aveva più argomentazioni e io me ne sono andata così come ero venuta, con nulla in meno e nulla in più.

x cose x

Ho un livido sul gluteo sinistro grosso quanto una mano, ma non è il segno di una mano, è il ricordino della caduta fatta stamattina sull’autobus quando per non fare un incidente l’autista ha inchiodato facendo volare tutti i suoi passeggeri. Mi fa un male cane e mi rode perché non posso stare seduta a lungo e io dovrei studiare. Sarà un segno divino?

Sedevo sul letto con le spalle poggiate al muro ed osservavo la scritta “ultimo accesso alle ore 14:30” su whatsapp, poi questa è diventata “online” ed è ritornata “ultimo accesso alle 14:33”. Lo schermo abbassava la luminosità ma io non l’ho lasciato spegnere, osservavo quella scritta e mi chiedevo tante cose senza accorgermene del tutto. Poi ad un certo punto mi sono ritrovata circondata da punti interrogativi e non ho più potuto ignorarli, allora ho chiuso whatsapp, disconnesso internet e mi sono messa a districare quei nodi fatti di domande. Quanta nostalgia; per un momento era come se fossi seduta sul muretto fuori della biblioteca, con lo sguardo rivolto al mare e ai gabbiani e al tramonto, col pensiero che dovevo rientrare a prendere i libri, per l’esame di storia, che avevo lasciato in aula studio. Ero piena di pensieri e di aspettative, ero convinta che certe cose non sarebbero potute andare in modo diverso da come lo immaginavo perché era quello che più volevo in assoluto, ne parlavo solo con una persona perché avevo paura che tutto ciò che desiderassi fosse troppo, ma mi veniva sempre detto che non era così. Che era lecito e comprensibile. Poi però i numeri si sono evoluti e siamo arrivati a 2014 e io non me ne ero nemmeno accorta, avevo perso il conto, ma questi ultimi giorni qualcosa mi ha fatto ricordare che il tempo è passato e ora non sono seduta sul muretto davanti al mare, ma sul mio letto a pensare, da sola. Con un mare di nostalgia dentro, nostalgia per cose che volevo provare ma che non ho mai provato. Ho fallito, che tristezza, ho miseramente fallito, quanto avrei voluto che le cose fossero andate diversamente, forse è stata tutta colpa del ragazzo che sull’autobus scriveva ad una ragazza e io ho immaginato tutta una storia che probabilmente nemmeno esiste, però poi ho ricordato che era quello che volevo io, che avevo voluto, e mi sono sentita una sciocca perché il corso degli eventi me lo aveva fatto dimenticare e mi veniva un po’ da piangere, però non l’ho fatto, ho solo tolto la giacca di pelle e tirato su le maniche della maglia. Era tutto ok. Ormai il tempo era passato ed era troppo tardi. Che tristezza, averlo dimenticato; ma è ancora più brutto averlo ricordato ed essermi accorta che non posso più averlo, che cosa brutta, eppure mi piacerebbe così tanto sapere che ancora posso. Ma per farlo dovrei mandare all’aria tutto quello che ho. E quanto ne vale la pena? Forse tanto, forse poco. Odio il beneficio del dubbio.