Ti impegni, ti fai un culo tanto -perché di culo si tratta, ve lo assicuro- per arrivare a raggiungere dei risultati…. e che fanno? Ti vengono a dire che TI GIUSTIFICHI. Che non ti impegni al massimo.
Ma sapete che vi dico?
Ma andatevene a quel paese.
Scusate, ma stasera mi rode troppo.
…….
«Il problema degli innamorati è il tempo: più loro vorrebbero minuti infiniti, più le lancette corrono come matte.»
C’è chi si prende facilmente la febbre; c’è chi come me invece è più propenso a bronchiti che non fanno dormire la notte; c’è chi invece se la cava solo con raffreddori neanche troppo fastidiosi. Ma queste sono debolezze fisiche, debolezze che con le medicine giuste svaniscono nel giro di qualche giorno o, nel peggiore dei casi, di qualche settimana. Sono debolezze fisiche che le medicine compensano.
Ma cosa si fa quando le debolezze sono altre? Cosa si fa quando sono i sentimenti a renderci deboli? Lì non c’è nessuna cura esterna in grado di aiutarci; non c’è nessuna medicina che può compensare la nostra debolezza.
Cosa si fa quando le emozioni ci rendono vulnerabili, senza difese ‘immunitarie’? Proprio quelle emozioni che credevamo lontane da noi, di quelle che si ha la sensazione che non si proveranno mai nella vita.
Dovrebbero inventare una medicina per chi, come me, ha dei sentimenti che la rendono debole.
Ti odio, malattia del cavolo che mi hai tenuta bloccata per un mese. Ti odio perché hai lasciato il segno, e io non riconosco il mio corpo, che va più lento del mio cervello. Ti odio, ti odio profondamente perché non mi permetti di danzare come vorrei. Non mi permetti di volare via.
Ieri si è presentato a casa mia con uno di quei vecchi album fotografici piccolissimi, di plastica; quelli con dentro le bustine trasparenti dove infilare le foto, per intenderci. A me sono sempre sembrati ‘album di transizione’, come se le foto messe lì dovessero aspettare di passare ad un album più grande. Insomma, si trattava di vecchie foto che uno sviluppava dai rullini, quando il digitale era ancora un’utopia.
Ebbene, si è presentato con questo album e mi fa “Guarda!”. Dentro c’erano le sue foto di quand’era piccino. Con i capelli così biondi da sembrare bianchi, il sorrisino furbetto, le guanciotte da riempire di baci.
Mi ha lasciato una foto. E, lo devo ammettere, continuo a guardarla da ieri come se fossi ipnotizzata. Sono proprio una scema.
Mi piace tanto questa cosa. Mi fa venire voglia di urlare “AMIAMOCI TUTTI”.
«Quando qualcosa nella giornata mi toglie il sorriso, cerco di curarmi nel miglior modo che conosco. Quindi apro lo sportello della libreria, dove tengo uno dei tesori più belli che ho: le mie vecchie videocassette della Disney. E lì, tra una canzone e l’altra, tra una storia e l’altra, ritrovo il mio sorriso e il buonumore. La Disney mi ha curata tante volte. Tante.»